{"id":714,"date":"2016-07-08T21:46:51","date_gmt":"2016-07-08T19:46:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.papayaga.it\/?p=714"},"modified":"2019-01-08T00:50:02","modified_gmt":"2019-01-07T23:50:02","slug":"traversata-atlantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.papayaga.it\/?p=714","title":{"rendered":"Traversata Atlantica"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-714\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-714-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-714-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-714-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\"\n\t\t\t\n\t\t>\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<p style=\"text-align: justify;\"><strong>... Dai Diari di Bordo:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo qui a Puerto Calero (Lanzarote) gi\u00e0 da una settimana. Ritrovare la <em>Papayaga<\/em> \u00e8 sempre una grande emozione, una promessa che si rinnova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Girare tra gli scaffali di un supermercato non \u00e8 mai stato cos\u00ec eccitante. Frutta, verdura, scatolame riempiono i carrelli e io gi\u00e0 immagino il momento in cui saremo in mezzo al mare a gustare queste stesse cose. Roberto razionalmente si preoccupa delle scorte di patate, riso o verdure calcolando i giorni e perfino i pasti, io insisto nel comprare la cioccolata che servir\u00e0 nei momenti di sconforto, il succo di frutta o le patatine che renderanno pi\u00f9 gradevoli i momenti di tranquillit\u00e0. Sembriamo due bimbi alle giostre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi sarebbe stato il giorno stabilito per la partenza, ma ancora non \u00e8 prudente salpare, c\u2019\u00e8 l\u2019ennesima depressione tropicale che si aggira per l\u2019Atlantico e sebbene ancora lontana, impedisce all\u2019Aliseo di formarsi. Bisogna studiare bene la situazione perch\u00e9, se dovesse avvicinarsi ancora nei prossimi giorni, porter\u00e0 con s\u00e9 un forte Sud-Ovest che non \u00e8 certo il vento adatto per una traversata atlantica in barca a vela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando siamo tornati a bordo i preparativi ci hanno assorbito completamente, tanto da farci dimenticare il meteo. Ora siamo qui con questa enorme bassa pressione sulla carta e ci consultiamo sperando di prendere la decisione giusta. Intanto, per guadagnare tempo decidiamo di lasciare Puerto Calero, e scendere la costa Est di Fuerteventura alla ricerca delle dune dove Moitessier si era fermato con Joshua nel 1968. Aspetteremo qui le condizioni ideali per lanciarci in questa follia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navigazione \u00e8 veloce e confortevole. Il vento da terra spiana il mare e le raffiche fanno correre <em>Papayaga<\/em> a pi\u00f9 di 7 nodi. Giriamo la punta pi\u00f9 a Sud di Fuerteventura con una certa trepidazione e attesa, ma lo scempio che ci troviamo davanti ci intristisce profondamente. \u00c8 incredibile quanto assurdo quello che gli spagnoli riescono a fare delle loro coste: alberghi e alberghi ovunque, anonimi casermoni di dieci piani a pochi metri dalla spiaggia, un orrore dove un tempo deve esserci stato un paradiso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Moitessier arrivasse oggi con il suo Joshua, se ne andrebbe via schifato, altro che quelle descrizioni affascinanti che ho letto nei suoi libri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ancoriamo in pochi metri d\u2019acqua e la serata passa tra un th\u00e8, una sigaretta e un disco dei Pink Floyd. Siamo Roberto e io, amici di sempre, non abbiamo nemmeno bisogno di parlare per capirci. Ci sentiamo come il momento prima di tuffarci da un trampolino di dieci metri, ormai ci siamo e non possiamo non buttarci, ma quanta adrenalina, questo tuffo \u00e8 veramente alto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo cosa fare, la depressione tropicale, ormai nominata Delta, si sta dirigendo dritta sulle Canarie e se aspettiamo qui ci prender\u00e0 in pieno (all\u2019ancora)... se invece decidiamo di partire, avremo almeno 35 nodi di Sud-Ovest sul muso. Cominciamo bene!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 26 Novembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decidiamo di partire lo stesso. Ci svegliamo presto e io mi butto in acqua per pulire la carena, mentre Roberto, cuoco di bordo, sistema le ultime cose in cambusa. Alle 11.30 UTC salpiamo l\u2019ancora con una certa cerimonia per la nostra prima traversata atlantica in barca a vela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rotta 210\u00b0, velocit\u00e0 3 nodi. L\u2019isola si allontana lentamente e io mi sento il vuoto nello stomaco se penso che la prossima terra la vedremo fra quasi un mese. Quando Fuerteventura sparisce completamente dalla vista il vento rinfresca e il mare comincia a essere disordinato, si sente che c\u2019\u00e8 un\u2019energia strana nell\u2019aria e questo mi crea una certa apprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con calma passo in rassegna tutte le cime, metto in acqua la lenza e pulisco le verdure con acqua prima di stivarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In 8 ore abbiamo percorso solo 40 miglia e alle 19.30 siamo al punto nave: 27\u00b032N 14\u00b049W.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima notte di navigazione, cominciamo i turni di tre ore e mi accorgo che i nostri sguardi non sono proprio rilassati, probabilmente ci stiamo chiedendo se abbiamo fatto bene a partire, ma nessuno osa parlarne, cerchiamo di mantenere un certo contegno oppure, semplicemente, pensiamo sia inutile appesantire gli animi tanto ormai non si pu\u00f2 pi\u00f9 tornare indietro. Onda fastidiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cielo stellato mi fa sentire al sicuro. Appena entro sotto coperta per\u00f2 mi assale un inaspettato senso di vulnerabilit\u00e0, mi sembra di navigare su di un guscio di noce, cos\u00ec piccolo e indifeso... ce la potr\u00e0 mai fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domenica 27 Novembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa notte non sono riuscito a dormire, il fisico non si \u00e8 ancora abituato a queste onde e il vento, che ancora non \u00e8 stabile, mi ha obbligato a regolare pi\u00f9 volte il pilota a vento, il grande Thierry!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019alba \u00e8 un tripudio di colori e la luce ci rassicura, come se il sole potesse impedire alle onde di inghiottirci. Le attivit\u00e0 giornaliere ci allontanano dai cattivi pensieri e solo a sprazzi ritorna alla mente quello che stiamo facendo; sulla carta nautica si vede un percorso grandissimo di cui abbiamo fatto solo... un centimetro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stiamo per concludere il nostro primo giorno di traversata atlantica in barca a vela, purtroppo la media non \u00e8 buona e nelle 24 ore abbiamo fatto solo 111 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 11.30 UTC del 27 Novembre siamo al punto: 26\u00b030N 15\u00b023W<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rotta: 220\u00b0, velocit\u00e0 media nelle 24 ore: 4,6 nodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 16.30 UTC: da poco abbiamo acceso il motore - un po\u2019 per ricaricare le batterie, un po\u2019 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 calma piatta - se deve arrivare questo Sud-Ovest tanto vale andarci incontro, e pi\u00f9 a Sud possibile visto che a queste latitudini ancora non siamo fuori pericolo tempeste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Controllo le lenze, stivo le verdure e aspettiamo il collegamento radio con Firenze per sapere quando verr\u00e0 questo benedetto vento, qualsiasi direzione purch\u00e9 venga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente, questa \u00e8 la quiete prima della tempesta\u2026 si va a motore!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luned\u00ec 28 Novembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 00.00 UTC il punto \u00e8: 25\u00b043N 16\u00b003W rotta: 230\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 un alito di vento e andiamo ancora a motore. Siamo in una zona molto trafficata da navi che sbucano e spariscono in poco tempo, quindi non si pu\u00f2 neanche dormire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 01.00. Finalmente un bel vento teso da Sud-Est ci consente di andare a 6 nodi di velocit\u00e0 e soprattutto ci permette di spegnere il motore. \u00c8 molto bello questo vento anche se il suo arrivo ci ricorda che la tempesta si sta avvicinando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cTutti ai posti di manovra.\u201d Sembriamo due soldati in trincea che aspettano l\u2019attacco nemico imminente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 03.00. Il vento rinfresca ancora e dobbiamo prendere una mano di terzaroli. Cos\u00ec va bene, per una barca a vela tutto \u00e8 meglio rispetto al motore e se dovesse rinfrescare ancora siamo pronti. \u00c8 un piacere sentire la <em>Papayaga<\/em> che freme sotto la spinta del vento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 11.30. Il vento \u00e8 aumentato ancora, mettiamo la trinchetta, un pezzo di genoa a prua e due mani di terzaroli alla randa, velocit\u00e0 7,5 nodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendo la posizione, in due giorni abbiamo fatto 240 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mare comincia a essere molto formato ma la <em>Papayaga<\/em> affronta ogni onda con la massima tranquillit\u00e0, si fa largo sui frangenti che le vengono incontro senza sbattere nemmeno un colpo, baffi di schiuma si aprono ai lati come se volesse aprire una tenda con le mani. A me piace navigare in questo modo, con la dolcezza che solo le carene antiche sanno dare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vento sta ruotando verso Sud-Ovest per il passaggio di \u201cDelta\u201d, ce lo aspettavamo, per fortuna siamo a pi\u00f9 di 240 miglia dal centro della bassa pressione. Il barometro scende velocemente, studio la rotta migliore da fare ma non \u00e8 semplice: se continuiamo a navigare verso Ovest mura a sinistra, ci avviciniamo alla bassa pressione come \u00e8 normale che sia nel nostro emisfero, se invece viriamo e andiamo verso Sud rischiamo di finire troppo vicino all\u2019Africa dove i bassi fondali fanno alzare notevolmente le onde. Siamo comunque pronti a ogni evenienza e il morale \u00e8 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tramonto il cielo \u00e8 impressionante, una barriera di nuvoloni blu scuro copre i soliti batuffoli arancioni e i raggi del sole che filtrano da dietro questo muro formano una specie di corona, il mare sotto \u00e8 scuro come il petrolio e io mi chiedo perch\u00e9 le tempeste devono venire sempre di notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aspettiamo con ansia il collegamento radio delle 20.00, sentire le voci dei nostri amici radioamatori di Firenze ci fa sentire un po\u2019 meno soli, ma nemmeno loro riescono a nascondere una certa preoccupazione\u2026 ormai \u00e8 certo, ci aspetter\u00e0 una nottataccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marted\u00ec 29 Novembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il collegamento radio decidiamo di andare verso Sud con un vento che nel frattempo si \u00e8 rinforzato ancora. I bassi fondali sono lontani e quello che mi preme di pi\u00f9 in questo momento \u00e8 allontanarmi da questa bassa pressione perch\u00e9 pare sia piuttosto cattiva. Il vento aumenta ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 01.00. Ci siamo, \u00e8 arrivata la botta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mare si ingrossa notevolmente, onde frangenti arrivano da prua e percorrono tutta la lunghezza della <em>Papayaga<\/em> coprendola d\u2019acqua. Lasco un poco la randa per togliere pressione ma cambia poco, la barca rimane inclinata sul fianco come schiacciata da una grossa mano. Il buio non aiuta e le onde arrivano improvvise come schiaffoni, senza che io possa vederle. Non \u00e8 prudente rimanere fuori e, affidato il governo all\u2019impavido Thierry, mi rintano in cuccetta, non proprio a dormire ma pur sempre dentro al calduccio. Mi chiedo come avrebbero fatto altre barche a bolinare con questo mare per giorni, sentiamo il rumore delle onde sopra il tetto, siamo sommersi da cascate d\u2019acqua eppure sembra che la <em>Papayaga<\/em> non abbia neppure notato tutto questo, continua a scivolare tranquilla senza sbattere nemmeno un colpo. Sdraiati in cuccetta abbiamo l\u2019impressione che il mare sia calmo ma \u00e8 solo un\u2019illusione. Se proviamo ad alzarci non riusciamo nemmeno a metterci seduti sul letto...<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAdda pass\u00e0 a nuttata\u201d e io affido il mio riposo alla fedele <em>Papayaga<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di dormire per\u00f2, ripasso mentalmente tutte le <a href=\"https:\/\/www.papayaga.it\/la-preparazione\/\" target=\"_blank\">migliorie<\/a> apportate in questi anni di <a href=\"https:\/\/www.papayaga.it\/il-cantiere\/\" target=\"_blank\">cantiere<\/a>, tutti i rinforzi, tutte le attrezzature controllate e sostituite\u2026 no, non si pu\u00f2 rompere proprio niente. Buonanotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 08.00 UTC. Dalla radio abbiamo la conferma che la decisione di partire \u00e8 stata saggia. La Tempesta Delta si \u00e8 abbattuta sulle Canarie con venti fino a 90 nodi e molte barche all\u2019ancora sono affondate. Col mare agitato \u00e8 sempre meglio stare lontani dalla costa, se si ha una barca come questa, e io tiro un respiro di sollievo. Provo a uscire fuori in pozzetto ma \u00e8 un\u2019imprudenza inutile, <em>Papayaga<\/em> naviga bene da sola e non c\u2019\u00e8 niente che io possa fare. La soluzione della trinchetta a prua mi d\u00e0 una sicurezza inaspettata, il timone non sforza nemmeno un po\u2019 eppure fuori c\u2019\u00e8 l\u2019apocalisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mattina appena ho aperto il tambuccio per dare un\u2019occhiata al mare, un\u2019ondata si \u00e8 riversata dentro bagnando il tavolo da carteggio e la radio. Dobbiamo assolutamente smontarla e asciugare bene ogni componente perch\u00e9 \u00e8 il nostro unico contatto con il mondo, ma adesso, con questo mare, non se ne parla neanche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo entrambi esanimi ciascuno nella propria cuccetta, non riusciamo a fare niente e anche alzarsi per fare pip\u00ec \u00e8 uno sforzo tremendo. Se avessi un catetere non esiterei nemmeno un istante a utilizzarlo, ma purtroppo non c\u2019\u00e8 e infilarci nella cabina del bagno con questo mare \u00e8 una sfida durissima. A buttarci gi\u00f9 dalle cuccette ci pensa per\u00f2 un bel dorado che proprio adesso ha deciso di rimanere impigliato al nostro amo. \u00c8 un pesce enorme, lungo pi\u00f9 di un metro e per tirarlo a bordo impieghiamo quasi un\u2019ora. Tuttavia, nonostante l\u2019entusiasmo, la preda rimane abbandonata in pozzetto fino a sera perch\u00e9 per riprenderci dallo sforzo ci dobbiamo buttare di nuovo in cuccetta. Per cena mi impongo di tagliare qualche filetto dal dorso e cuocerlo in padella ma, tra il mal di mare e il mal di testa, non lo gustiamo affatto. Anche se fiacchi e nauseabondi il morale rimane alto... ora sappiamo che la <em>Papayaga<\/em> pu\u00f2 affrontare l\u2019apocalisse. La traversata atlantica in barca a vela non \u00e8 comunque una passeggiata come qualcuno sostiene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mercoled\u00ec 30 Novembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra notte ballerina, il mare \u00e8 sempre agitato anche se ora le onde vengono un po\u2019 pi\u00f9 al traverso. Non abbiamo pi\u00f9 forze e non mangiamo praticamente niente, l\u2019unico rimedio per recuperare un po\u2019 di energie \u00e8 cercare di dormire, ma non basta. Roberto da ieri sera non da pi\u00f9 segni di vita, mi rendo conto che sta malissimo perch\u00e9 non risponde neanche pi\u00f9 alle mie battute, lo obbligo almeno a bere qualcosa ma proprio non ne vuole sapere. Bere un sorso d\u2019acqua \u00e8 una tortura anche per me e preferisco sprofondare nella mia cuccetta aspettando che le condizioni migliorino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fortuna nella mattinata il vento gira a Nord e il mal di mare diminuisce, riusciamo anche a mettere un po\u2019 in ordine la barca che sembra l\u2019interno di una lavatrice dopo la centrifuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 UTC \u00e8: 21\u00b039N 19\u00b037W\"<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rotta: 230\u00b0 velocit\u00e0 media: 6 nodi, nelle 24 ore abbiamo fatto 143 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mal di mare va decisamente meglio ma ancora non riusciamo a mangiare, le forze mancano e nel pomeriggio torniamo a buttarci in cuccetta come cadaveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cena un tentativo di minestra calda rimane a freddarsi nel lavello per ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notte cala e, essendoci allontanati dalla bassa pressione, cominciano ad arrivare le onde lunghe. Mentre sono sul tavolo da carteggio vedo il GPS che segna 10 nodi, esco di corsa fuori e mi accorgo che siamo in surf su un\u2019onda altissima. Bisognerebbe proprio ridurre perch\u00e9 c\u2019\u00e8 troppa vela per questo vento, ma ora siamo stanchi per manovrare, all\u2019alba si vedr\u00e0. Non si dorme niente e ancora non riusciamo a mangiare come si deve. Dobbiamo assolutamente recuperare le forze perch\u00e9 la pigrizia in barca \u00e8 causa di guai e per fortuna che la <em>Papayaga<\/em> ci perdona tutto, \u00e8 incredibile. Questa barca si comporta come un essere pensante, almeno lei, finora ha fatto tutto da sola, solida come un sommergibile, dritta come un treno. Non a caso \u00e8 un ALPA 11.50<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gioved\u00ec 1 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 UTC \u00e8: 20\u00b007N 21\u00b036W<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo fatto 145 miglia nelle 24 ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non riusciamo ancora a dormire ed \u00e8 sempre nuvoloso. Aspettiamo con ansia il famoso Aliseo, quello con le nuvolette a batuffoli, anche perch\u00e9 ci dovremmo lavare prima o poi. Il pesce in compenso non manca mai, oggi abbiamo pescato un piccolo dorado monoporzione e per cena lo cuciniamo ai ferri come si fa con i convalescenti. Dobbiamo assolutamente mangiare perch\u00e9 ci mancano le forze e la stanchezza ci impedisce di fare qualsiasi manovra. Il pesciolino ai ferri \u00e8 stato gradito ma i piatti, che aspettano nel lavello da svariati giorni, aspetteranno ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Venerd\u00ec 2 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 UTC \u00e8: 18\u00b033N 23\u00b008W<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente questo mare ci sta entrando dentro e il nostro fisico comincia a non ribellarsi pi\u00f9 tanto, godiamo della sua violenza, ci sottomettiamo ai suoi ritmi e anche la stanchezza adesso sembra meno dura. Le onde lunghe dei giorni scorsi si stanno calmando e un po\u2019 di sole ci fa sentire meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorna alla mente che in fondo stiamo giocando col mappamondo anzi, ci \u00e8 venuta voglia di andare a fare un bagno a Capoverde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bassa pressione ci ha spinto molto a Sud e ora ci troviamo a meno di cento miglia da questo arcipelago, \u00e8 un\u2019occasione da non perdere, chiss\u00e0 quando mai potremo rifermarci tra queste isole. Capoverde non era nei nostri programmi ma il Portolano parla di una isoletta deserta dove nidificano le fregate e a mano a mano che leggiamo ci sale la voglia di deviare la rotta, un\u2019isola con l\u2019acqua cristallina e la sabbia bianca...<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SI VA!!!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poggiamo qualche grado e facciamo rotta verso l\u2019isola di Branco, venti miglia a ovest di San Nicolao. Il pomeriggio passa tra un bagno di sole a prua, riprese con la telecamera e lavaggio piatti con musichina giusta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita a bordo riprende piano piano, e le fatiche dei giorni scorsi sembrano ormai lontane; peschiamo due dorados per cena e al tramonto ci diamo appuntamento a prua per l\u2019aperitivo: clarita (birra e limonata) e noccioline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nostre membra si stanno finalmente rilassando e anche se il men\u00f9 prevedeva due belle porzioni di dorado in padella, ci addormentiamo senza cena, come due bambini crollati davanti alla televisione. L\u2019idea di Capoverde ci piace molto, \u00e8 forse la possibilit\u00e0 di entrare in un mondo diverso, un\u2019\u201cisola lontana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 3 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 UTC \u00e8 16\u00b046N 24\u00b034W.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ormai una settimana che siamo partiti da Fuerteventura eppure non sembra sia passato cos\u00ec tanto tempo. Fra un paio d\u2019ore dovremmo avvistare le isole di Capoverde e a bordo c\u2019\u00e8 un certo fermento, guardiamo e riguardiamo la carta nautica, il nostro punto ormai \u00e8 molto lontano dall\u2019Italia. Il mare \u00e8 argentato, i colori sono diversi e in qualche modo si capisce che siamo in Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 13.30 UTC. Ci fermiamo di fronte a una spiaggia da documentario sulla costa meridionale di Branco. La sabbia chiara si arrampica fino a met\u00e0 costone e forma una specie di \u201csciara\u201d che contrasta con lo scuro delle rocce. Gli uccelli sembrano gli unici padroni dell\u2019isola e io mi guardo intorno lentamente prima di gettare l\u2019ancora. \u00c8 sempre un momento solenne seguire con lo sguardo la catena che tocca il fondo, dopo tanti giorni di mare. Questa volta, l\u2019emozione \u00e8 amplificata dal fatto che ci siamo fermati in un\u2019isola sperduta, di fronte alle coste del Senegal.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consulto la carta nautica sul carteggio, allora \u00e8 tutto vero, siamo partiti sul serio, stiamo giocando con la nostra vita. Ci tuffiamo subito in acqua per un bagnetto rigenerante, ne approfittiamo per pulire la carena e, per fare un po\u2019 di pulizie personali (quanto \u00e8 bello sentirsi puliti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roberto prepara un\u2019insalata di peperoni e tonno che non scorder\u00f2 mai per tutta la vita, una birra ghiacciata concilia la siesta sui sacchi delle vele. \u00c8 un sogno! Mi guardo l\u2019eroica barchetta e penso a quanti anni abbiamo passato insieme al cantiere di Anzio, che ci facciamo quaggi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono felice come un bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 16.00 partiamo per S. Nicolau. Mi volto indietro per un ultimo sguardo, seguo le nostre impronte che salgono e scendono, girano intorno e si perdono nell\u2019acqua, sono le uniche impronte su questo scoglio lunare. Il mare \u00e8 ridossato e il vento teso, la <em>Papayaga<\/em> corre felice fino a quando un rumore sordo rompe questo incantesimo. Per un attimo restiamo senza fiato ma subito capiamo che \u00e8 stata la drizza del genoa, si \u00e8 spezzata all'improvviso. Fortuna che \u00e8 successo proprio ora, salire in testa d\u2019albero con le onde dell\u2019Atlantico sarebbe stata una follia. Proseguiamo a motore e arriviamo a Terrafal alle 19.00, ormai \u00e8 quasi buio quindi ci prepariamo a trascorrere la notte in rada, finalmente immobili. Il paesaggio \u00e8 spettrale, un Canyon spacca la montagna alta che circonda la baia, qualche luce illumina le poche case di pescatori e in lontananza si sentono solo i cani, i galli e quel tipico odore africano che \u00e8 un misto di cacca di gallina e fumo di legna che brucia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cena Roberto prepara il solito dorado di turno accompagnato con dell\u2019ottimo vino spagnolo. La luce, i legni, tutto \u00e8 cos\u00ec caldo e rassicurante. Prima di andare a dormire mi concedo una sigarettina serale sotto un cielo bianco di stelle: questo \u00e8 uno di quei momenti per cui vale la pena vivere, per cui vale la pena avere una barca a vela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domenica 4 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019alba mi arrampico in testa d\u2019albero per armare il genoa con la drizza di rispetto. L\u2019operazione \u00e8 stata piuttosto facile con il mare calmo e dopo poco scendiamo a terra per fare rifornimenti. \u00c8 proprio Africa, dei bambini mi chiedono qualcosa per pescare e io gli regalo tutte le lenze di Pietro. Al mercato non c\u2019\u00e8 praticamente nulla di commestibile e per rimediare un po\u2019 di gasolio dobbiamo tribolare non poco. Alla banchina delle navi c\u2019\u00e8 solo un peschereccio di legno semidistrutto, a bordo due uomini stanno cercando di aggiustare un ammasso di ruggine che dovrebbe essere il motore. Queste immagini sono fin troppo familiari, sono immagini che mi scaldano il cuore e mi riportano all\u2019indimenticabile esperienza africana vissuta con Ruggero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ruggero \u00e8 il mio compagno di banco da quando eravamo alle elementari, per tutti gli anni del liceo abbiamo vissuto insieme ogni esperienza, dai primi amori alle prime delusioni e spesso immaginavamo cosa avremmo fatto da grandi. Non eravamo certo i primi della classe e le nostre pagelle non costituivano il vanto delle nostre madri, ma sotto quei banchi sviluppavamo tutti i nostri progetti pi\u00f9 folli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo quando scoprimmo la formula della polvere da sparo e ci mettemmo alla ricerca delle muffe per estrarne il nitrato di potassio. Tutti si stupivano di questo nostro improvviso amore per la chimica, ma quando demolimmo, con una esplosione, il giardino di mio padre, fu chiaro che tutto quello studio non era per recuperare i brutti voti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo quando, come antifurto per il mio motorino, scambiammo la leva del freno con quella dell\u2019acceleratore, ma fummo costretti ad andare a riprendere il ciclomotore dentro un fossato (insieme al povero ladro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo inseparabili e dopo la scuola passavamo gli interi pomeriggi nella sua cantina, a fantasticare. Durante l\u2019ultimo anno di liceo, quei banchi videro nascere quella che sarebbe stata l\u2019esperienza pi\u00f9 travolgente della nostra vita. Cartine Michelin, depliant delle Ambasciate e appunti scritti a mano erano nascosti sotto i libri di Storia e Matematica, i professori erano tranquilli perch\u00e9 ci vedevano assorti ma attraverso la finestra della classe, noi eravamo gi\u00e0 nel bel mezzo del deserto del Sahara e nessuno dei nostri compagni poteva minimamente sospettare quali fossero i nostri progetti. Finita la maturit\u00e0 ci mettemmo un anno per racimolare due soldi e comprare un vecchio Mehari della Citroen. Lo smontammo pezzo pezzo per imparare a conoscerlo e nel settembre del 1986 partimmo con la nostra macchinetta di plastica alla volta del grande Sahara. Avevamo vent\u2019anni e l\u2019entusiasmo ci spinse l\u00e0 dove la povera macchina non era progettata per andare: Tunisia, Algeria, Niger, Mali, Benin, ottomila chilometri di Africa dal Mediterraneo al Golfo di Guinea, senza Internet, cellulari o agenzie turistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stavamo sperimentando la nostra libert\u00e0 e per noi era come essere approdati sulla luna. Un mondo totalmente lontano dal nostro modo di vivere, forse il pi\u00f9 lontano che si possa immaginare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se oggi sono qui, sicuramente lo devo a tutta quella sabbia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ruggero sarebbe dovuto partire con noi, fino all\u2019ultimo abbiamo sperato di vederlo a bordo di <em>Papayaga<\/em>. Sarebbe stata una nuova avventura insieme, dopo quasi vent\u2019anni da quel meraviglioso viaggio in Africa ma, purtroppo, non \u00e8 riuscito ad allentare quelle maledette catene. Cosa \u00e8 che ci rinchiude in questa morsa di doveri?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi manca tanto il mio amico e, anche se non un traversata atlantica in barca a vela, spero ancora di poter condividere con lui qualche altra navigazione, qualche altro progetto folle che ci riporti ai tempi del liceo\u2026 chiss\u00e0, la vita \u00e8 imprevedibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo pronti. Alle 10.30, senza nemmeno tante cerimonie prendiamo il largo. Il morale \u00e8 alto, l\u2019equipaggio \u00e8 straordinario e io mi chiedo se sarebbe stata la stessa cosa senza Roberto, condividere un\u2019esperienza come questa con un amico importante ne amplifica i benefici e ringrazio il cielo che, almeno lui, \u00e8 qui con me. Ci racconteremo queste giornate davanti un camino quando saremo vecchi e forse, \u00e8 proprio questo il senso di tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si va a caccia di Alisei. Rotta 270\u00b0 dritti su Martinica, mancano \u201csolo\u201d 2300 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luned\u00ec 5 dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mattina con poco vento, sembra S. Severa a Luglio! Una nuova depressione tropicale, che sta diventando un ciclone (Epsilon), non permette all\u2019Aliseo di formarsi stabilmente. Ne approfittiamo per fare le pulizie di Pasqua e qualche lavoretto di manutenzione. Facciamo i conti col carburante per la ricarica delle batterie e col tempo che ci manca all\u2019arrivo (abbiamo il biglietto aereo di ritorno perch\u00e9 voglio essere a Natale coi miei bimbi). Aspettiamo il vento, nel frattempo, si cucina, si legge, si lavano i piatti\u2026 sembriamo due comari. Il barometro \u00e8 sceso pi\u00f9 di tre tacche da questa mattina e questo significa che fra poco, ci sar\u00e0 da lavorare. Speriamo solo che non sia una burrasca come quella che abbiamo gi\u00e0 passato. Per adesso si legge, si parla, si pensa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cena minestra con qualche verdura rimasta, sembra di viaggiare in treno, morbidamente. Il barometro \u00e8 sceso ancora e visto i recenti trascorsi, decidiamo di prendere una mano preventiva alla randa. Di notte le lucine sulle cuccette sono cos\u00ec calorose che mi sento nel posto pi\u00f9 sicuro del mondo, anzi mi faccio una camomilla e vado a dormire. Che bellezza!!!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marted\u00ec 6 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019alba come tante altre. Piano piano realizzo che ci troviamo in mezzo a quella parte di mappamondo colorata di azzurro, eppure sembra di esserci sempre stati, \u00e8 tutto normale tranne il ritmo. L\u2019evento della giornata \u00e8 il tramonto o il disco dei Genesis che ascoltavamo al Liceo, oppure andare a leggere sui sacchi delle vele a prua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io aspetto il momento di andare in bagno come si aspetta di vedere un film bello alla tv: mi accendo la sigaretta, mi porto un libro, insomma, i momenti pi\u00f9 belli della giornata sono proprio i pi\u00f9 \u201cnormali\u201d e il vero lusso che ci \u00e8 concesso da questa traversata atlantica \u00e8 avere tutto il tempo per pensare, pensare, pensare... quando mai pu\u00f2 accadere in citt\u00e0, distratti da mille cose inutili. Abbiamo fatto 142 miglia nelle ultime 24 ore e mancano 1883 miglia a Martinica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mercoled\u00ec 7 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mare calmo, poco vento, alle 11.30 il punto \u00e8: 15\u00b011N 31\u00b000W.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dorme, si legge, si aspetta il collegamento radio delle 20.00 UTC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni tanto controllo le vele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla da segnalare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gioved\u00ec 8 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le basse pressioni si mangiano il vento e c\u2019\u00e8 molto nervosismo perch\u00e9 non riusciamo ad avere le previsioni via radio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quello che ho capito Epsilon, che ormai \u00e8 una tempesta tropicale nominata, si sta dirigendo proprio verso di noi. Credo, anzi spero, che a una latitudine cos\u00ec bassa non potr\u00e0 mai scendere, quindi possiamo stare tranquilli su questo punto ma di fatto il vento non c\u2019\u00e8 a noi interesserebbe anche capire quando torner\u00e0 perch\u00e9 le vele cominciano a ciondolare... e io non sopporto le vele che sbattono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 11.30 siamo al punto: 14\u00b041N 33\u00b017W. Roberto mi fa notare che siamo solo a met\u00e0 traversata e ho un tracollo. Le forze cominciano a mancare e il nervosismo, per questo Aliseo che non arriva, sicuramente peggiora la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mancano 1600 miglia alla Martinica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo di leggere e dormire, i pasti scandiscono le giornate e oggi finalmente spaghetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In cuccetta penso ai misteri delle onde radio\u2026!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Venerd\u00ec 9 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 arrivata la tanto temuta \u201cpatana\" cio\u00e8 la calma piatta, la cosa pi\u00f9 odiata dai marinai. Ci troviamo in un mare liscio come l\u2019olio con la barca completamente ferma e questo non fa certamente bene all\u2019umore di bordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Calcolo che abbiamo gasolio per circa 48 ore e decido di \u201cspararmelo\u201d quasi tutto per uscire da questa benedetta calma piatta, se ne arriver\u00e0 un\u2019altra o se questa durer\u00e0 pi\u00f9 di due giorni ciondoleremo! Per ora si va a motore. Devo dire che \u00e8 proprio una prova di forza per i nervi per\u00f2 ci mettiamo a leggere in cuccetta e il tempo in qualche modo passa. La barca \u00e8 immobile e sembra proprio di stare nella nostra camera da letto. Al tramonto vado a prua per godermi lo spettacolo di un Oceano che sembra un enorme tavolo da biliardo, solcato solo dalla nostra scia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche uccello vola in lontananza\u2026 siamo piccolissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 10 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019alba si muove una leggera brezza e in un secondo, senza nemmeno dirci niente, siamo tutti e due in pozzetto a mettere tutta la tela che possiamo: due genoa gemelli e randa, ma dura poco, dobbiamo ammainare tutto di nuovo... si va a motore!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 11.30 siamo al punto: 14\u00b005N 37\u00b043W distanza percorsa nelle 24 ore (a motore) 132 miglia. Mancano \u201csolo\u201d 1350 miglia alla Martinica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Patana...!!! \u00c8 veramente snervante trovarsi in mezzo all\u2019Oceano senza vento. Tutta la poesia se ne va in una serie di litanie ed imprecazioni: \u201cLa prossima volta andiamo alla sagra del fungo porcino al monte Amiata\u201d, \u201cMa ti ricordi come erano buone le braciole di maiale alla brace?\u201d, \u201cAltro che traversata atlantica in barca a vela, un bel vin brul\u00e9 davanti al camino\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due giorni di bonaccia dopo quindici giorni di navigazione ci hanno ridotto in cenere, hanno tirato fuori il montanaro che \u00e8 in noi. Non si pu\u00f2 andare a caccia di refoline quando mancano 1300 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domenica 11 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la notte si \u00e8 alzata una bava di vento, ci costa molto sacrificio alzarci dalla cuccetta sapendo che potrebbe calare di nuovo ma pur di spegnere il motore usciamo fuori, mettiamo le vele, tangoniamo, regoliamo e la barca sembra che cominci a respirare...<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 11.30 il punto \u00e8: 14\u00b006N 39\u00b050W.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I colori per\u00f2 sono quelli dell\u2019Aliseo, forse questa volta ci siamo! S\u00ec! \u00c8 Aliseo pieno! Con tanto di groppi e nuvolette a batuffoli, esattamente come lo descrivono quelli che ci hanno navigato prima di noi, sembra di essere entrati in un mondo diverso dove hanno cambiato le scenografie. Il cielo \u00e8 bellissimo, il mare argentato e la barca corre felice, il nostro morale si riprende, la vita a bordo ricomincia e al tramonto io e Roberto ci diamo il consueto appuntamento a prua, con la birra e le noccioline. \u00c8 come andare al cinema e dopo ore e ore di questo spettacolo... \u201cChe facciamo per cena\u2026?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luned\u00ec 12 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 \u00e8: 14\u00b015N 42\u00b017W, la barca corre come una matta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mattina vedo una vela all\u2019orizzonte, non sono sicuro e prendo il binocolo, la vela si fa sempre pi\u00f9 grande e in poco tempo, una bella barca da regata che sta andando dal Brasile agli Stati Uniti, accosta e ci passa vicinissimo. Sono momenti di concitazione, ci salutiamo, ci fotografiamo, ci scambiamo gli indirizzi per radio, che effetto... esseri umani! Fa piacere sapere che c\u2019\u00e8 qualcuno in questo mondo, anche se il momento dura solo pochi minuti, la barca diventa subito un puntino e sparisce dietro l\u2019orizzonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo di nuovo soli e questo Oceano \u00e8 veramente grande. Il vento \u00e8 sempre teso e il mare si ingrossa, la stanchezza si fa sentire. A Roberto purtroppo riprende il mal di mare forse perch\u00e9 il suo labirinto si era abituato al tavolo da biliardo su cui abbiamo navigato negli gli ultimi due giorni e credeva di essere a terra...!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella notte la barca scivola sulla scia della luna, io rimango incantato come se fosse la prima volta che vedo questo spettacolo...<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marted\u00ec 13 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi abbiamo fatto il record: 157 miglia nelle 24 ore... la barca corre e non ha bisogno di nulla... alle 11.30 siamo al punto nave: 14\u00b021N 44\u00b058W.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si rolla e siamo molto stanchi ma il pesce non manca mai, oggi un dorado molto grande ci porta via un bel po\u2019 di tempo, ma questo rito primordiale di catturare il pesce, pulirlo e sfilettarlo ce lo ricorderemo per molto tempo...<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sento in pace, eppure a terra mi aspettano delle montagne da affrontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sento il peso di un rapporto che non funziona pi\u00f9, o forse non ha mai funzionato, sento la responsabilit\u00e0 del dolore che dovr\u00f2 dare ai miei figli, sento la preoccupazione per un lavoro che non \u00e8 certo, ma dipende dalla mia energia. Eppure, sono sicuro di aver fatto la cosa giusta, questa partenza rappresenta un bivio e io ho scelto di vivere, sono certo che questa vita, e tutto il positivo che ne deriva, riscalder\u00e0 le persone a cui voglio bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mercoled\u00ec 14 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi si rolla un po\u2019 meno e ne approfittiamo per fare pulizie, il frigo era in condizioni tremende perch\u00e9 il buchino di scolo si era otturato e il lavoro ci porta via quasi tutta la mattinata. Nel pomeriggio mettiamo i due genoa a prua e la velocit\u00e0 aumenta leggermente. Per radio sentiamo Giuliano e Silvia del Mago Merlino che da qualche anno sono ai Caraibi a girovagare, ci diamo appuntamento fra qualche giorno e questo mi da una certa euforia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo aliseo \u00e8 esaltante e io resto quasi tutto il giorno fuori a farmi accarezzare dal vento e dal sole, di sera ci rintaniamo dentro a leggere e ascoltare musica mentre fuori c\u2019\u00e8 una luna piena che sembra un lampione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roberto cucina mentre io sto al tavolo da carteggio a scrivere il diario di bordo, fra poco ci mangeremo patate lesse con tonno e a me sembra la cosa pi\u00f9 buona che si possa mangiare, penso a quando rilegger\u00f2 queste righe tra molti anni, chiss\u00e0 se riuscir\u00f2 a ritrovare quelle sensazioni meravigliose che ora sto cercando di fermare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Papayaga<\/em> corre senza fatica, sento l\u2019acqua scorrere veloce sotto lo scafo e noi, dentro, consumiamo la nostra cena come se nulla fosse. Mancano 690 miglia e sembra di essere proprio arrivati. Si potrebbe scendere e andare a nuoto eppure una navigazione di 700 miglia in Mediterraneo mi avrebbe fatto sospirare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visto che siamo \u201cquasi\u201d arrivati riprendiamo la buona abitudine di fare dei turni seri di notte, almeno fino al collegamento radio delle 8.00 UTC, che ormai, a causa del fuso orario, \u00e8 in piena notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono sempre pi\u00f9 contento di aver condiviso questa navigazione con un amico come Roberto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0Gioved\u00ec 15 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vento teso. Siamo stanchi e anche andare a cambiare una vela o mettere una mano di terzaroli costa una fatica tremenda, soprattutto se questo avviene di notte e sotto la pioggia battente. S\u00ec perch\u00e9, non si sa per quale motivo, anche i groppi vengono sempre di notte. Il vento, sotto il temporale, passa all\u2019improvviso da 20 a 40 nodi e noi che navighiamo con tutte le vele tangonate, dobbiamo correre mentre stiamo dormendo al calduccio, ci dobbiamo legare, saltare fuori, tirare gi\u00f9 le vele che gonfie di vento sono durissime e il tutto, con l\u2019acqua che ti taglia la faccia per la violenza. Naturalmente, appena finite le manovre e tornati tutti bagnati alle cuccette, il groppo finisce e il vento cala, quindi dobbiamo rimettere le vele come prima!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto alle 11.30 \u00e8 14\u00b019N 50\u00b010W. Mancano 623 miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla da segnalare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci manca la verdura e forse \u00e8 anche questo causa del calo di forze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Venerd\u00ec 16 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vento rinfresca ancora e continuiamo a mantenere una media di 150 miglia nelle 24 ore, mancano 470 miglia a Martinica... incredibile! Questo ci crea fermento, ma anche impazienza... cominciamo a non vedere l\u2019ora di gettare l\u2019ancora davanti a qualche spiaggetta caraibica, tuffarci, dormire e soprattutto far smettere questo incessante rollio. Da giorni ormai ci leggiamo le carte e i portolani per decidere dove atterrare, come se ci\u00f2 dovesse accadere fra qualche ora ma in questo modo, il tempo sembra non passare mai e le giornate diventano pi\u00f9 lunghe e faticose. La barca comunque, noncurante dei nostri stati d\u2019animo, continua imperterrita a correre come su un binario. Per radio Sentiamo Giuliano che ci avverte di una ennesima depressione tropicale poco pi\u00f9 a Nord di noi, questa notte dovremmo avere venti di burrasca con onde di 4 metri!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti fuori si alternano groppi minacciosi che formano un cielo viola bellissimo. Noi, qua dentro la pancia di <em>Papayaga<\/em>, ci sentiamo al sicuro tuttavia, per non manovrare questa notte, prendiamo una mano preventiva di terzaroli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente peschiamo un tonno dopo tutti questi dorados, per cena tonno in padella con riso. Tramonto in technicolor, luna bellissima\u2026 che bello!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 17 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notte di burrasca, non si dorme per niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima si rompe la scotta del fiocco sotto un groppo, poi il vento aumenta e usciamo di nuovo per ridurre le vele anche se questa soluzione non mi convince affatto: il mare si gonfia sempre pi\u00f9 e, anche se l\u2019istinto e la prudenza suggeriscono di ridurre, in questi casi c\u2019\u00e8 bisogno di velocit\u00e0, di pressione sulle vele altrimenti la barca resta troppo in balia delle onde... infatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre siamo in cuccetta a dormire la <em>Papayaga<\/em> si sdraia sul fianco e Roberto rovina sul paiolo. Rimaniamo per un po\u2019 fermi, impietriti, cercando di capire cosa sia successo. \u00c8 stata una botta tremenda. I miei occhi si posano su delle pentole tranquillamente sparse sul tavolo da carteggio ma potrei giurare che queste pentole erano nel lavello questa sera, ci abbiamo cucinato. Per quale motivo Roberto pu\u00f2 aver messo le pentole sporche sul tavolo da carteggio? La cucina e il lavello sono sul lato opposto della barca rispetto al carteggio e se ora le pentole sono l\u00ec, vuol dire che abbiamo messo l\u2019albero in acqua! Mi si gela il sangue. Cerco disperatamente la cintura di sicurezza, mi annodo per indossarla come se fosse la prima volta e finalmente corro al timone pensando che un errore del povero Thierry possa aver causato l\u2019incidente. Il mare \u00e8 bianco di schiuma e questa volta fa veramente paura. Mi faccio passare la cerata e cerco di governare la barca tra queste montagne d\u2019acqua. Mi accorgo per\u00f2 che le onde della perturbazione vengono di traverso e le onde del vento vengono da dietro, capita che si accavallino e questo fa alzare dei muri improvvisi dai quali non ci si pu\u00f2 difendere. Sembra una scena di <em>Ventimila leghe sotto i mari<\/em> e mentre sono aggrappato al timone con l\u2019acqua che mi cola sugli occhi, due onde si scontrano proprio a met\u00e0 barca. Un muro frangente si solleva fino all\u2019altezza delle crocette e travolge la <em>Papayaga<\/em> senza che io possa fare niente. La scena \u00e8 impressionante e io osservo il boma e la randa che strusciano nell\u2019acqua come ali di albatros. Fortunatamente la <em>Papayaga<\/em> riprende subito il suo assetto e continua la corsa anche se un po\u2019 appesantita dall\u2019acqua che ha riempito il pozzetto. In queste condizioni \u00e8 quasi pi\u00f9 pericoloso che io stia fuori che dentro, tanto non posso farci nulla, queste onde sono imprevedibili e, visto che la barca si \u00e8 sdraiata di nuovo con me al timone, me ne torno a dormire lasciando il governo all\u2019instancabile Thierry che se la cava molto meglio di me.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo, ho la sensazione che la <em>Papayaga<\/em> si comporti come un tappo di sughero in mezzo al mare e, mentre mi rigiro sotto le coperte, penso che non vorr\u00f2 mai navigare con un\u2019altra barca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019alba il mare \u00e8 bianco di schiuma, esaltante\u2026!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domenica 18 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giornata \u00e8 un susseguirsi di colori. Dopo un\u2019alba spettacolare il sole riscalda gli animi e noi ne approfittiamo per dare una sistemata alla barca. Sul tavolo da carteggio la carta generale dell\u2019Atlantico ha lasciato il posto a quella dettagliata dei Caraibi, la stessa che mi regal\u00f2 mio padre dieci anni prima pensando di prendermi in giro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo stanchissimi e oltre alla verdura abbiamo finito anche le riserve d\u2019acqua, ci dissetiamo con la birra ed \u00e8 una specie di tortura cinese. Mi sogno carote, spinaci e acqua fresca!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mare argentato, vento teso e la pelle sotto il sole ringrazia perch\u00e9 non \u00e8 mai stata cos\u00ec viva. I pensieri si rincorrono, verso sera mi trovo in bagno (il pensatoio preferito dopo il pulpito di prua) e realizzo che domani mattina dovremmo avvistare terra... mi commuovo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo tramonto \u00e8 un altro spettacolo che ci godiamo con la solita birretta e le noccioline, non vediamo l\u2019ora di arrivare ma nello stesso tempo non vogliamo farci sfuggire nessuna sensazione. Di notte d\u00f2 il cambio a Thierry per riprovare la gioia di timonare questo \u201cwild horse\u201d sulla scia della luna, su questo Oceano imponente che mi porter\u00f2 dentro per tutta la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luned\u00ec 19 Dicembre 2005<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019alba come mai abbiamo visto prima, poi, fermento generale, stime e preparativi. Alle 9.50 (locali)... TERRA!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il genoa si intravede un piccolo triangolino scuro, non \u00e8 una semplice nuvola, \u00e8 proprio terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non riusciamo a crederci, mi viene in mente Cristoforo Colombo, vedere terra dopo tanto tempo \u00e8 per me una sensazione nuova e questa per me non \u00e8 solo una terra. Martinica si avvicina sempre di pi\u00f9 e alle 15.00 gettiamo l\u2019ancora alla Baia du Tresor. Roberto non scende neanche a terra per non interrompere questo dialogo con la barca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Papayaga<\/em> riposa immobile e tutto attorno\u2026 palme da cocco\u2026 (!??). \u00c8 finito un capitolo, il primo capitolo di un sogno che ora sappiamo essere realizzabile. Non \u00e8 stato un fatto sportivo o marinaresco, \u00e8 stata un\u2019opportunit\u00e0 che abbiamo avuto di stare con i nostri pensieri, lontani dalle distrazioni ed estasiati dalla imponente bellezza della natura. Grazie a Roberto, <em>Papayaga<\/em>, all\u2019instancabile Thierry e al pianeta terra...<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-714-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-714-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-714-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-17bc2272b535-714\"\n\t\t\t\n\t\t>\n\n<div class=\"sow-image-container\">\n\t\t<img src=\"https:\/\/www.papayaga.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/traversata-11-006-1024x768.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.papayaga.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/traversata-11-006-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.papayaga.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/traversata-11-006-200x150.jpg 200w, https:\/\/www.papayaga.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/traversata-11-006-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.papayaga.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/traversata-11-006.jpg 2016w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" title=\"traversata Atlantica\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \t\tclass=\"so-widget-image\"\/>\n\t<\/div>\n\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><span class=\"et_bloom_bottom_trigger\"><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230; Dai Diari di Bordo:Siamo qui a Puerto Calero (Lanzarote) gi\u00e0 da una settimana. 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