Quando ero al Liceo, quasi tutte le mattine prima di entrare a scuola, passavo di corsa al porticciolo di Santa Marinella. Appoggiavo la mia bicicletta al muretto e mi fermavo a guardare intensamente il Maristella, una bellissima Alpa 11.50 bianca.
Era la barca del papà di un mio amico e qualche volta, durante l’estate, mi avevano invitato per una veleggiata. Ricordo perfettamente la sensazione, per me era come trovarmi di fronte all’Amerigo Vespucci, mi sembrava enorme e sicuramente era la più grande tra tutte le barche del porticciolo. La guardavo intensamente e pur sapendo che rappresentava un sogno impossibile (era la barca dei ricchi) immaginavo di partire, con lei, per il giro del mondo in barca a vela… d’altronde, con una barca così si può affrontare qualsiasi mare, pensavo.
Come per un incantesimo vent’anni dopo, ho scovato una vecchia Alpa 11.50 abbandonata in un cantiere di Anzio, era in pessimo stato e con pochi soldi avrei potuto strapparla al proprietario… Pochi mesi dopo, la Papayaga era mia.
Come credo tutte le persone che hanno comprato una barca, o quasi tutte, ho sempre sognato di partire, di andar lontano, addirittura attraversare oceani, navigare tra gli atolli incontaminati. Con l'acquisto di Papayaga il primo passo era fatto.
E’ un desiderio che mi porto dentro da bambino, da quando rimanevo incantato a guardare i documentari di Folco Quilici o, più tardi, quando da ragazzo mi perdevo dentro i libri di Moitessier.
Un giorno partirò… questo desiderio ha accompagnato tutta la mia vita, ha illuminato i miei giorni come un faro, talvolta, ha preso le sembianze di un’ossessione.
Ricordo ancora gli sguardi di compassione che avevano parenti o amici quando mi vedevano lavorare come un matto sulla mia piccola Papayaga completamente smontata in un cantiere di Anzio. Era vecchia e in pessime condizioni, ma dentro di me sapevo che sarebbe stata la barca con cui avrei fatto il mio giro del mondo in barca a vela…
Devo essere sembrato un povero illuso quando ho deciso di lasciare il lavoro per mettermi in proprio, non certo per seguire velleità imprenditoriali ma per poter avere un giorno il tempo e la libertà necessari per partire… Devo essere sembrato proprio un incosciente ed immaturo se tutti mi hanno dato “dell‘eterno Peter Pan”.
Un giorno però, sono partito davvero e magicamente mi sono ritrovato con la mia barchetta in Polinesia, mentre la scuola di musica che avevo fondato è diventata un riferimento per i ragazzi romani.
In Polinesia mi sono sentito come un montanaro in vetta. Ho ripercorso mentalmente il sentiero che mi ha portato fin quassù, una rotta lunga più di dieci anni, una rotta che coincide con buona parte della mia vita, una rotta che ha incrociato difficoltà, speranze, gioie e paure.
Ho pensato quindi di creare un blog, sia per ricostruire i momenti salienti e le decisioni più importanti che mi hanno permesso di arrivare fin qui, sia per lasciare traccia delle future rotte che, credo, mi riporteranno in Italia fra non so quanto tempo.
Questo è il primo post di un blog che avrà due direzioni: una verso il passato, una verso il futuro, ma entrambe portano ad una sola conclusione: Una vita senza sogno è impensabile e il sogno può essere integrato nella vita stessa.
Non è dunque necessario “mollare tutto e partire”, il sogno alimenterà la nostra vita reale, il nostro lavoro, i nostri figli, ma bisogna avere la determinazione di proteggerlo, di farlo crescere nonostante le pressioni del mondo esterno.
Spero che questo Blog sia di aiuto per chi si trova a vivere gli stessi dubbi che ho vissuto io prima di partire.