Vacanze in barca a vela ai Caraibi e in Grecia

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Colombia



Tempo fa lessi :"Lo zen e l’arte della manutenzione della moto" ...La manutenzione non è solo una pratica necessaria, resa ancor più necessaria dall’impatto con la petroliera Negra Ippolita ...la manutenzione è un momento prezioso che serve a consolidare un legame ...come le scimmie quando si spulciano a vicenda ...un legame fatto non solo di gioie ma anche di fatica, sudore, dolore fisico ( cacciaviti nella carne, martellate sulle unghie, spigoli vivi nei reni ...) ma è questo legame ,o simbiosi, che porta inevitabilmente alla esaltazione delle emozioni quando ci troviamo di fronte a scenari nuovi, esotici,lontani.
Una sorta di connubio tra l’uomo ed il mezzo ...io porto te ma te porti me ...non posso prendere senza dare ...E cosi quest’anno mi sono preso tutto il mese di agosto per stare in cantiere a Curacao e fare tutte quelle cose che non faccio più dai tempi del cantiere di Anzio: ho tirato giù l’albero, aggiustato la crocetta, messo in sicurezza tutto quello che si era rotto, ho tirato giù il timone, ho ispezionato, sostituito, migliorato, ho comprato addirittura un dissalatore che non è una concessione alla comodità ( fin qui se ne può fare benissimo a meno) ma denuncia una chiara volontà di passare Panama e attraversare il pacifico. I ritmi sono sempre gli stessi: dall’alba al tramonto, vite su vite, bullone su bullone ...senza fretta ...quest’anno l’obbiettivo è la manutenzione ...di Papayaga e mia ...(!)
Passano così due settimane ...
Una sera Pedro,un amico venezuelano, mi chiede di aiutarlo a spostare una bella barca dalla vasca di alaggio alla banchina di ormeggio ...come sono salito a bordo ho sentito subito il richiamo ...una sensazione di benessere solo per il fatto di avere una cima tra le mani, i piedi nudi sul teak umido e quel movimento che è una pulsazione della quale sento forte il bisogno ...Si, vado a Cartagena ...!!! Infondo ci vuole solo una settimana di navigazione e poi posso continuare a lavorare lì ... e poi, sono altre 500 miglia verso OVEST ...ok si và !!!

Gio, 12 Agosto 2010

...il momento è sempre solenne, la Papayaga va in acqua verso sera e l’evento è festeggiato con una cerveza insieme ai curiosi e agli equipaggi delle barche vicine,ognuno con dei bei progetti , chi attraverserà Panama quest’anno, chi salirà verso Cuba e poi NewYork,chi come me, andrà in Colombia...tutti comunque incantati dalla bellezza di Papayaga che sicuramente è la più piccola ma anche la più elegante e come tutte le cose piccole e belle è sempre molto coccolata ovunque vada.
Ormai buio organizzo una simulazione di panico (tutti conoscono la mia storia con la petroliera) e siccome ho comprato una nuova zattera autogonfiabile ( il top della serie)
Ho deciso di buttare in acqua la vecchia visto che non ho mai provato "l’ebbrezza" e poi (non so come scrivere gli scongiuri) dicono che su una zattera si sale una sola volta nella vita quindi, meglio che sia qui..."Tutti ai posti di manovra...ODDIO !!!...imbarchiamo acqua...abbandonare la naveee..." getto la zattera in mare dopo averla assicurata ad una bitta, tiro la cimetta con forza e...NIENTE !!! non si apre...tiro più forte, proviamo in tanti ma...niente da fare, la zattera non si apre. Mi vengono i brividi a pensare se avessi avuto bisogno di usarla quella notte del 18 dicembre...
A discolpa della zattera devo dire che in Venezuela era impossibile fare la revisione che quindi era scaduta da ben due anni e questo...NON è BENE !!!
Mentre eravamo a cena dopo mezz’ora buona si sente uno sbuffo...SI è APERTA !!? e tutti dentro come scemi. Ho comunque scoperto che oltre ad un po’ di acqua, in una zattera ci sono solo cazzate quindi prendo nota di tutte le cose da mettere nel mio contenitore stagno che "allego" alla zattera di salvataggio...ormai con il foglio delle procedure e tutto il resto, sulla Papayaga sembra di essere in un aereo.

Ven, 13 Agosto 2010

...Quante volte avrò fatto questo gesto, eppure al momento di issare le vele e spegnere il motore provo sempre la stessa sensazione del primo sorso di birra gelata dopo una giornata di lavoro sotto il sole. Una barca in cantiere sembra un paziente sotto i ferri e dopo...la vedi correre e ballare...è incredibile, me la guardo soddisfatto, con il suo pulpito nuovo, con il suo apparato AIS per vedere le navi e con il suo radar detector ma soprattutto...provo la meraviglia delle meraviglie...il dissalatore.
Visto che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, la formula esatta è : la Papayaga trasforma 1 ora di energia solare in 30 litri di acqua potabile a mezzo mare (!?) Si perché i 3 pannelli solari mi danno circa 8 ampere e il dissalatore ne consuma altrettanti cosicché senza consumare niente a mezzogiorno mi faccio 30 litri di acqua potabile e...non so se è un giudizio oggettivo ma...è buonissima!!!
Si vola a 6/7 nodi,regolo ogni tanto le vele e mi godo la navigazione...mentre sono sotto coperta a leggere sento improvvisamente un rombo assordante...(!??)
...PORC...!!! Dopo l’incontro ravvicinato con la petroliera un rumore così forte mi ha fatto gelare il sangue e in 1,5 secondi sono fuori in pozzetto ansimante...(devo essere passato attraverso qualcosa perché sanguino e ancora non so perché) insomma un aereo bimotore della guardia costiera di Aruba mi ha fatto 2 giri sulla testa a bassa quota per poi tornare da dove era venuto...dopo un liberatorio "Mortaacci tua" ( doppia A ) sono tornato dentro a leggere ma avevo i battiti a trecento e la lettura ne risultava alquanto deconcentrata. Al tramonto mancano 15 miglia ad Aruba dove ho deciso di fermarmi per la notte. All’improvviso un gommone a luci spente, brutto e nero con militari in mimetica brutti e neri si avvicina minaccioso...mi chiedono di poter salire a bordo per una ispezione.
Evidentemente l’aereo avvista chi naviga verso l’isola e lo comunica alle unità a mare...ma di chi hanno paura questi qua ? Vabbè che ogni tanto Chavez prova a dire che queste isole sono sue ma mi sembra comunque esagerato...naturalmente non ho nulla in contrario e li faccio salire a bordo mentre la Papayaga continua la sua navigazione.
Sono tranquilli e anche simpatici, ispezionano cassetto per cassetto con un mare che avrebbe fatto vomitare chiunque là dentro...una volta congedato dai militari mi aspettano le ultime 10 miglia per Aruba ma improvvisamente viene giù un temporale che non vedo neanche il pulpito di prua...il problema è che da queste parti i fulmini illuminano a giorno e non durano un istante come da noi...FANNO GIORNO !!! e qui,non mi vergogno a scrivere, mi sono rivolto direttamente a Gesù bambino spiegandogli che se dopo una petroliera avessi preso anche un fulmine, qualora fossi rimasto vivo, mi sarei dovuto iscrivere al Centro Alpinistico Italiano e lasciar perdere le barche per sempre..."abbi pazienza..." e con un fulmine a destra ed uno a sinistra sono entrato nella baia del porto di Aruba...che bello !!! mi stappo una birra perché me la sono meritata (anzi due) e ceno con le pringles...fuori continua a piovere ma ora mi sento nell’utero...(materno)

Sab, 14 Agosto 2010

...oooh che bellezza, mi sento proprio bene, la spossatezza che di solito caratterizza il primo giorno di navigazione (ieri ho fatto 70 miglia) non c’è più, mi sento i muscoli tonici e mi do da fare in mille lavori tra cui,una cosa inspiegabile: in barca adoro lavare i piatti...(?!)
Questa sera devo raggiungere un isolotto sperduto che dista 18 miglia dalla costa colombiana ma è un presidio militare venezuelano (monje do sur).
Si da il caso che proprio in questi giorni Chavez abbia deciso di rompere i rapporti diplomatici con la Colombia e questo presidio militare così vicino alle coste mi mette un po’ di apprensione ma l’alternativa sarebbe fare altre 120 miglia fino a Cabo dela vela...non se ne parla !!!
Navigazione bella e veloce e quando sono a circa 6 miglia da questo scoglio (piuttosto che un isola) mi sento chiamare per radio...mi chiedono di identificarmi, vogliono lo spelling del nome della barca in fonetico internazionale e mi chiedono il nominativo internazionale della radio...sarò matto ma queste cose mi gonfiano...la Papayaga trattata alla stregua di un incrociatore...verso le 16.00 mi avvicino ad una specie di moletto e mi ormeggio vicino ad un peschereccio malandato da cui un vecchietto mi chiede :" amigos diunni sì" (di dove sei in siciliano stretto). Un pescatore di Augusta che 55 anni fa era venuto in Venezuela con chissà quali aspettative...uno scoglio, un manipolo di militari e un peschereccio che aspetta l’imbrunire per andare a ritirare le reti...tutto molto bello,vero, lontano.
Arrivano i 4 militari e si ricomincia con la solita ispezione solo che questa volta mi costa un pacchetto di sigarette e ahimè ,una bottiglia nuova di ruhm venezuelano, meno male che l’ultima mezza bottiglia sono riuscito a nasconderla...la sera li sento ridere e giocare in un campetto di calcio ricavato in cima allo "scoglio" e mi viene in mente un poster di Mordillo...I pescatori mi chiedono se voglio andare con loro a ritirare le reti, di solito accetto volentieri perché queste situazioni mi regalano sempre momenti di forte autenticità ma questa volta rinuncio,sono stanco e preferisco starmene in barchetta.

Dom, 15 Agosto 2010

La mattina presto il vecchietto mi chiama,"vieni,ciarliamo un po’" e mentre passeggiamo su questa specie di Alcatraz incantata ha voluto sapere tutto dell’italia, di me, di come vanno le cose nella sua Sicilia ed in cambio, come fanno spesso i vecchi quando si ha voglia di ascoltarli, mi regala la sua vita...i suoi ricordi, le sue considerazioni di chi..semplicemente ha camminato più a lungo di me...dopo ore di racconti si scusa per avermi rubato tutto questo tempo...io lo ringrazio.
Chiunque vorrebbe sapere cosa c’è dietro l’angolo,come si stà in fondo alla strada,quali i pericoli da evitare...eppure la vita che facciamo ci rende sordi, incapaci di ascoltare.
...Perché non resti un altro giorno mi chiedono i percatori come pure una parte di me, solo che, non si sa perché, sin dai tempi di Moitessier vige la stessa regola: c’è vento buono...devo andare...ma va bene così, questo luogo sperduto ed incantato mi ha lasciato abbastanza.
Quanto si naviga bene con la musica di Bach...!!! È un armonia in tutti i sensi..di tutti i sensi. Proprio all’ora di pranzo abbocca un bel pescione...la navigazione però si fa dura verso sera e le onde diventano cattive con l’avvicinarsi del famoso cabo della vela che è considerato il capo horn caraibico.
Arrivo a notte fonda e mi butto a dormire stremato..fuori buio pesto...non si sente un’anima...BOH !!!
Quasi 200 miglia in 3 giorni...sono in Colombia.

Lun, 16 Agosto 2010

...In pieno sonno sento bussare alla porta..."chi è"...MA COME CHI E’!!!...sono in barca !!! e mi precipito fuori assonnato...due indios della Guaijra in una canoa scavata da un tronco mi chiedono se voglio delle aragoste.................................(?!)
E’ in questi momenti che ho la presunzione di pensare che tutte quelle persone che incontro (e sono tante) sui loro SWAN 70, che navigano in questi mari come se fosse la cosa più normale del mondo infondo hanno perso qualcosa...se hai una cosa e ti sembra normale averla,hai perso...la soddisfazione per esempio,ma cosa è che genera la soddisfazione? L’attesa, la ricerca, il sacrificio, la speranza...ottenere l’oggetto del desiderio senza che il desiderio si traduca in soddisfazione ci fa solo perdere la possibilità di continuare a desiderare,di continuare a sognare...Guardo la mia papayaga, penso a tutte le giornate passate dentro i gavoni sporchi di grasso e mi viene un sorriso di complicità..."a Papayà...ma dove cavolo siamo finiti...?"
Il vento è teso,il mare bianco, devo fare 120 miglia per arrivare alle 5 baie del Parque nacional de Tairona e le devo fare di notte se voglio arrivare con la luce, anche se mi ero ripromesso di non farlo ma non ho scelta perché lungo la costa non ci sono approdi o ripari...vabbè,metto fuori solo il fiocco e vado tranquillo...invece, il pilota a vento, che è il vero comandante di questa barca, si ribella molto perché lui può timonare con qualsiasi condizione ma esige che le vele siano regolate per bene e tenere la barca col vento in poppa e col solo fiocco da un lato non è certo la condizione ideale...Io non posso pensare di dover stare al timone per 20 ore in queste condizioni quindi, gli impongo di fare il suo dovere e mi sdraio in pozzetto a guardare il mare...Nella notte, montano onde sempre più grandi e ogni tanto scendendo in surf tocchiamo i 10,5 nodi...tutto bene se la barca rimane in rotta perfetta ma se un onda ci prende mentre con la normale oscillazione il fiocco si sventa...la barca è senza pressione sulle vele e quindi in balia delle onde...dovrei proprio andare a tirare su la randa...(!!!) non mi va !...con questo mare...?! Sono stanco e mi affido al povero Thierry che sò essere incazzato nero per questo mio abuso di potere.
Mentre ero al tavolo di carteggio si deve essere verificata la condizione di cui sopra e surfando su un onda più ripida delle altre la barca si traversa sdraiandosi sul fianco... era ancora sul fianco e io stavo tentando di uscire a vedere ( l’operazione non è semplice con la cintura di sicurezza da agganciare) quando un secondo frangente ci investe in pieno riempiendo il pozzetto fino alle panche e creando il panico sottocoperta...!!!
Ho scoperto un difetto dell’Alpa 11.50 ( dico uno perché le voglio bene): ha gli ombrinali troppo piccoli o meglio, con l’acqua alle panche avrei preferito avere una di quelle odiose poppe aperte...Ok, mi scuso con Thierry e mi metto al timone cambiando un po’ la rotta e quindi con le onde un po’ più al giardinetto. E’ molto bello, la barca và benissimo e i cavalloni mi tengono sveglio ma, come sempre, devo constatare che la pigrizia in barca è fonte di guai oltre al fatto che,come avevo già detto, navigare in due è sempre un’altra cosa

Mar, 17 Agosto 2010

Arrivando da lontano si vede la Sierra Nevada e una distesa di verde intenso che scende a picco sul mare. Questa è l’unica possibilità di vedere la neve ai tropici...ma la cosa che più mi colpisce una volta arrivati è l’odore della terra...un profumo che ricorda il fiore di magnolia e che diventa ancora più intenso dopo il consueto acquazzone quotidiano...la baia è splendida, mille tonalità di verde che ricordano i documentari sulle piantagioni di coca. A terra solo due capanne dalle quali esce del fumo. Il brivido di freddino che mi viene dopo aver preso la pioggia mi suggerisce l’immagine di un fiordo norvegese...a dire la verità avrei preferito vedere qualche barca all’ancora (come cambiano le cose) ma, niente...!!! Da quando sono partito da Aruba non ho incontrato nemmeno una barca a vela.
Dopo aver sistemato le vele e messo i cuscini e il resto all’aria, mi tuffo e vado a terra per "sondare il terreno" e vedere se mi posso fidare...qualcuno mi corre incontro, sono gentilissimi, uno mi ospita nella sua capanna e mi offre un caffè (è nescafè !!) poi tutto fiero mi fa vedere che conserva i biglietti da visita di tutte le barche che sono passate da lì e con tenerezza trovo il biglietto di Pete e Nany di Jaule,gli australiani incontrati a Los Roques l’estate scorsa...passeggio avanti ed indietro sulla spiaggia, è un paradiso avvolto nel verde, il solo rumore è quello degli uccelli, il profumo è: fiore di magnolia...mi butto sulla sabbia con i cinque sensi in modalità "ricezione"...adoro questo tipo di stanchezza.
La giornata passa in contemplazione, un po’ di lavori per riassestare la barca, a cena addirittura brodino e patate lesse...ma che bellezza !!!

Mer, 18 Agosto 2010

Sveglia presto e nuotata fino a riva. Al momento di sistemare la barca per ripartire mi guardo intorno e decido di restare un altro giorno...è troppo bello...decido solo di cambiare baia e vado in quella conosciuta come Baya concha. Qui un po’ più di gente si vede, è la spiaggia preferita dagli abitanti di Santa Marta,che dista pochi chilometri da qui...sono tutti simpatici e gentili, l’atmosfera è quella delle gite domenicali solo che è mercoledì (!?)...in effetti qui è sempre estate e forse è anche sempre domenica...ci credo che sono simpatici...mi dà anche l’idea che in Colombia hanno con la coca lo stesso rapporto che in Friuli hanno con la grappa...ed io mi sento tanto un astemio a Pordenone...(!?) Ad un certo punto sento un gran baccano...dei pescatori stanno facendo la sciabica (antica tecnica di pesca con le reti dalla riva) e subito mi butto in acqua per andare a vedere...è una festa !!! la papayaga è immersa nel verde...il resto della giornata passa riposando, leggendo, scrivendo.Domani rientro nella civiltà, vado a vedere Santa Marta.

Gio, 19 Agosto 2010

Tralascio la descrizione delle pratiche burocratiche, mi limito a suggerire (per chi volesse navigare in Colombia) di non entrare nel porto di Santa Marta...ma al di là di questo, mi piace proprio questa Colombia...la musica è un misto di salsa caraibica e musica andina,come in effetti è la posizione geografica...i colori e la gente sono come in Venezuela solo che qui non si sente aria di violenza e questo ti permette di godere la città senza ansie e non è poco! In ogni angolo di strada c’è una signora che organizza delle grigliate di pollo e carne (come fossero i nostri caldarrostari) che emanano un odore pazzesco in tutta la città (mi viene in mente mio figlio Pietro). Con l’equivalente di quattro euro ti siedi (tra i camion e la gente che passa) e ti prendi una bistecca alla brace con patate e naturalmente cerveza...musica ovunque...un luna park !!!
A sera mi trovo sul lungomare di Santa Marta con Manuel,un amico di mia sorella che per due anni ha vissuto a Roma...come è piccolo il mondo. Vado a dormire presto perché domani mi aspetta una navigazione lunga e difficile col passaggio davanti la foce del più grande fiume colombiano (dopo il Rio delle Amazzoni che però non sfocia qui) Rio Magdalena.

Ven, 20 Agosto 2010

Mi viene in mente Tiziano Terzani quando, per non prendere l’aereo ha attraversato mezza asia usando treni, piedi ecc...un viaggio sicuramente più lungo e stancante ma che gli ha permesso di farsi permeare dalle sensazioni e conoscere sicuramente più a fondo le realtà di quei posti...così è anche la barca.
Le comodità si pagano in termini di sensazioni e sicuramente i winches elettrici, i rollaranda, i microonde ma anche gli indicatori del vento le doccie calde e fredde, internet a bordo facilitano molto le cose ma...ci allontanano dalla goduria vera che è generata dal contatto con la natura...e il contatto è gioia ma anche fatica, sudore e a volte dolore.
Quante volte ho navigato in barche nuove,che ancora puzzano di macchine appena uscite dal concessionario, con ogni genere di conforto e spazi immensi, ma non ho mai sentito il mare come lo sento nella mia piccola e "scomoda" papayaga che puzza di legno con un leggero retrogusto di gasolio...Se si allontanano le sensazioni, si allontanano anche quelle belle...e cosa rimane ?...cosa abbiamo guadagnato noi rispetto ai Sioux di centocinquanta anni fa ? e cosa avrei io in più rispetto al pescatore di Sorrento che guardando il colore del cielo e toccandosi le ossa ti sapeva dire esattamente che vento ci sarebbe stato ? Abbiamo perso la capacità di ascoltare la natura e se non siamo in grado di capire quello che ci vuole dire come possiamo pensare di collaborare ? possiamo solo sfruttare con cieca e stupida avidità.
Il passaggio davanti la foce è stato clemente...solo acqua color terra e un po’ di onde, la sera trovo rifugio in un ansa che non è nemmeno segnalata nelle carte ma che attraverso la descrizione di chi ci è passato prima di me, ho trovato facilmente. Neanche una barca.
Mancano 50 miglia a Cartagena

Sab, 21 Agosto 2010

Dopo una noiosa navigazione a motore arrivo verso le 15.00 nella laguna di Cartagena . Da una parte grattacieli tipo Miami, dall’altra baracche a perdita d’occhio...e tra secche, navi e fiumiciattoli trovo finalmente il mio cantierino...ora lo posso dire: sono contentissimo di aver lasciato Curacao, mi stavano antipatici, hanno preso il peggio degli olandesi e il peggio dei nord americani.
Qui sono tornato in un ambiente più consono alla Papayaga...musica caraibica, cerveza e polli alla brace, la prima sera tutti quelli che lavoravano nel cantiere e nelle barche vicino erano su Papayaga a mangiare spaghetti...è finita anche l’ultima mezza bottiglia di ruhm
Si, sono a casa...
-attesa,ricerca,sacrificio e speranza
-legame fatto di gioia, fatica, dolore
-capacità di ascoltare,condizione necessaria per creare quella complicità capace di generare l’effetto dente di arresto per cui si può solo salire e non tornare in basso...
...e se fossero concetti applicabili ad altri campi della vita ?


10 23 30 n
75 31 50 w
7420 miglia percorse da Anzio


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