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Una brutta storiaGio, 17 Dicembre 2009 L'incubo di ogni navigatore si è avverato... e si è avverato proprio in una notte senza luna, buia come l'inchiostro. Sono partito da Curaçao alla volta di Los Roques dove arriveranno i miei figli e sebbene solo 120 miglia separino le due isole, appena ho doppiato la punta sud di Curaçao mi sono subito reso conto che sarebbe stata durissima. Non si può fare rotta Est se il vento viene da Est, almeno da queste parti e soprattutto in questa stagione, quando gli Alisei sono al massimo della forza e la corrente raggiunge anche i tre nodi. Sono da solo e con la corrente a sfavore ogni bordo stringe al massimo 80 gradi rispetto al vento con il risultato di vedere la barca avanzare di soli 2 nodi verso la meta e con estrema fatica. A motore neanche a parlarne perchè si va indietro anziché avanti nonostante i 40 hp di Papayaga; si va indietro perchè queste onde sono alte, ripide e talvolta frangenti e su ogni colpo la barca, con la cambusa e i serbatoi pieni, si ferma. ...légati, vai a prua, cambia la vela, prova la trinchetta, ammaina la trinchetta, spruzzi in faccia... sono stremato! E' la prima volta che mi dico BASTA non voglio più navigare da solo, non mi piace più ed è stancante... una volta mi dava una bellissima sensazione di libertà soprattutto se era di notte e sotto un cielo stellato ma questa sera, forse per la fatica o perchè non ho più il bisogno di sentirmi libero, NON NE POSSO PIU'!!! Mi si chiudono gli occhi e come di consueto dò uno sguardo all'orizzonte e mi butto in cuccetta. Chi naviga da solo per giorni e giorni non può pretendere di restare sempre fuori a fare la guardia e di solito calcolo una sveglia ogni 15 minuti sperando nel fatto che la rotta di collisione con una nave è una su 360... Poi deve capitare proprio una nave che viene dal mio lato destro che il radar non riesce a vedere in quanto la barca è molto sbandata e lo scanner colpisce l'acqua... Inoltre dovrebbe capitare una nave con l'ufficiale di rotta che invece di guardare fuori gioca a carte... Insomma, mentre sono in cuccetta a dormire, sento un rumore tremendo, assordante, stridulo (che mi tornerà in mente per molte notti ancora). Di colpo esco fuori e... non vedo niente, è tutto nero ma il rumore infernale persiste, allora mi rendo conto (sono frazioni di secondo) che il nero che vedo davanti a me è in effetti la fiancata di una ENORME PETROLIERA!!! Cazzo!!! ...è venuta da destra ma colpendomi ha fatto virare la barca che si è messa alla cappa (stavo navigando mura a sinistra), così l'ho vista sfilare ad un metro da me per non sò quanti secondi, ma di sicuro non respiravo. Una volta sfilata la petroliera entro nella scia di poppa ed è allora che vedo la povera Papayaga muoversi stranamente e quasi immergere la prua nell'acqua. Col senno di poi è chiaro che questa sensazione era data dal risucchio della scia ma in quel momento mi sono letteralmente paralizzato, sono sceso sotto coperta, ho alzato il paiolo per controllare la sentina... è piena d'acqua!!! Non sò ricordare i tempi, ma ricordo che la paralisi ha preso anche il cervello... ho solo pensato: "Ok, adesso affondo" e non sono riuscito ad organizzare le idee su cosa fare, sono rimasto lì per ...un secondo? ...un minuto? Non sò, mi ricordo solo di aver pensato: "Speriamo che la zattera si apra e che magari passi qualcuno..." In quel momento, come se mi fossi svegliato dal torpore ..."Certo che c'è qualcuno! E' quel deficiente che mi è passato sopra!!!" Vado subito alla radio e lancio Mayday... "Aqui el velero Papayaga posizione..." mi tremano le gambe, mi trema la voce, ma fortunatamente rispondono subito e mi chiedono se ho feriti o se ho vie d'acqua; rispondo che sono solo e che non ho avuto il tempo di esaminare tutta la barca, quindi chiedo loro di fermare la nave e rimanere in ascolto... Da quel momento mi ricordo di aver recuperato un pò di lucidita... non mi sembra ci siano vie d'acqua, l'acqua in sentina veniva dall'asse del timone (proprio ora!!!), danni allo scafo nessuno (?!?) ...santa Alpa 11.50, ho solo il pulpito divelto e la vela strappata. Ritorno in me piano piano e mi congedo dal maledetto bestione raccomandandomi di far comunicazione al primo porto, io annoto "Negra Ippolita" 11°36' N 68°47' W, ore 02.00 del 18/12/09. Sono scosso... mi ritorna in mente quel rumore orribile e soprattutto quei momenti di paralisi totale in cui non riuscivo a rendermi conto di cosa avrei dovuto fare. Bisognerebbe mettere sulle barche, come fanno sugli aerei, un foglio scritto con: IN CASO DI AFFONDAMENTO FARE 1) ...... 2) ...... 3) ...... Perchè da casa siamo tutti bravi, non ne parliamo dalle banchine dei marina, ma chi ha vissuto un'esperienza del genere avrà sicuramente avuto a che fare con l'impossibilità della ragione... Mancano 80 miglia a Los Roques, a 2 nodi di VGM fanno...? Non lo voglio neanche sapere...!!! Sono arrabbiato, mortificato, scosso, ma piano piano cambio il punto di osservazione di ciò che è accaduto: e se fossi passato in quel punto 30 secondi prima...? Mi avrebbe preso con la pruna e adesso non ci sarei più ne' io ne' la Papayaga. E se invece di avere le mura a sinistra le avessi avute a dritta...? Avrei continuato a sbattere contro la fiancata della petroliera e forse ora non ci sarebbe più Papayaga. E se invece di Papayaga fossi stato su una qualsiasi altra barca moderna...? ...non lo sò! Sò solo che dopo l'impatto con una petroliera, Papayaga si è tolta solo un pò di stucco dal musone (?!?) Vabbè... insomma, è come se fossi caduto dall'ottavo piano di un palazzo mentre verniciavo le ringhiere di un balcone e ora sono arrabbiato perchè mi si è strappato il vestito con la caduta... Niente rabbia dunque, niente mortificazione, sono vivo ed è un miracolo. Questa cosa che è successa mi ha insegnato tanto e non sono neanche morto...! Una cosa è certa, questo episodio ha cambiato da subito la mia vita e sicuramente cambierà anche il mio modo di navigare... Arrivo a Los Roques 46 ore dopo, come se non bastasse un'onda ha messo fuori uso il computer con la cartografia, sicché in prossimità di Gran Roque mi sono trovato sul punto di rimanere a far bordi fuori fino all'alba perchè da queste parti non è prudente atterrare di notte e figuriamoci senza i moderni ausili alla navigazione. L'idea però di restare in mare aperto con le onde, la corrente, l'acqua che entra, la pompa di sentina che nel frattempo si è intasata e quindi devo usare quella manuale, la nausea... proprio non mi va e quindi tiro fuori le vecchie squadrette e il compasso e piano piano avvicino i punti all'entrata Nord-Ovest di Gran Roque. Getto l'ancora alle ore 23.45 del 19/12/09. |
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